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9.9.2010
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In ordine alfabetico: Alex G. Raccuglia (sceneggiatura, regia, montaggio, produzione, gestione
sito web) Antonio Labanchi
(co-regia, operatore di ripresa, effetti visivi, coreografie scene di combattimento,
assistente al montaggio) Roberta Molinari
(co-sceneggiatrice, scenografia, produttrice esecutiva) Davide Sciancalepore
(effetti di make-up)
Roberto Banfi (direttore della fotografia) Massimo Svanoni
(assistente di produzione, logistica, co-responsabile sito web, produzione del
"dietro le quinte", consulente per il montaggio, rotoscopio) Giada Garavaglia (assistente di produzione, light woman) Sergio Re Depaolini (assistente di produzione, co-responsabile sito
web, audio digitale, rotoscopio) Georgia Oliveira (assistente
di produzione) Marcello Spero
(produzione, logistica, pubbliche relazioni) Andrea Vass (musica) Luca Ardemagni (aiuto casting, microfonista aggiunto, ciak, aiuto lighting,
logistica)
Dopo avere parlato approfonditamente della correzione di colore di
secondo livello è il caso di soffermarsi su un altro aspetto che
ha a che vedere con le tonalità e la luminosità dell’immagine,
questa volta in senso “spaziale” all’interno del fotogramma.
Mi spiego meglio: se per la correzione di colore di secondo livello si
applicano le variazioni alle parti del fotogramma che hanno una determinata
componente tonale (e di luminosità e saturazione), quando si applicano
dei filtri e delle maschere suddetta variazione verrà applicata
a delle “zone” del fotogramma. In esempi più semplici
potremmo dire “la parte alta” o quella bassa dell’immagine,
ma vedremo che si possono costruire forme di applicazione ben più
complesse.
I filtri possono venire applicati direttamente davanti all’obiettivo
della macchina da presa, ed è una pratica vecchia quanto il cinema.
Uno dei registi, negli ultimi anni, che ne fa un uso piuttosto smodato,
è il buon Tony Scott, che infarcisce le sue pellicole, da Top Gun
in poi, di questo effetto. Possiamo vedere il risultato della cosa in
questa figura:
Come potete vedere nella parte alta dell’inquadratura, in senso
orizzontale, è stato aggiunto un filtro che ha virato i colori
dell’immagine. Ovviamente questo, a prima vista, può sembrare
un po’ artificioso, ma se si impara a posizionare il filtro nella
maniera corretta si possono ottenere degli ottimi risultati. Soprattutto
se l’inquadratura è fissa o si sposta soltanto in orizzontale
(panoramica).
Naturalmente, come avrete capito, il filtro in questione è stato
aggiunto con Photoshop alla fotografica scattata al meraviglioso Regent’s
Park di Londra. Questo cosa ci insegna? Che possiamo applicare lo stesso
principio anche in postproduzione ai nostri filmati!
Come abbiamo applicato l’effetto di quella figura? Semplicemente
copiando su un livello successivo l’immagine e “ritagliandone”
in modo dolce e non netto la parte superiore. Applicando dunque una maschera!
Ancora una volta vedremo come si può realizzare qualcosa di simile
utilizzando anche i semplici strumenti di un programma di videoediting,
anche se, come spiegherò più avanti, l’utilizzo di
un software di compositing consente più libertà d’azione.
Per ottenere un effetto di questo tipo dobbiamo sovrapporre con perfetta
coincidenza la stessa clip, copiandola ed incollandola su due tracce attigue
del video:
Con un semplicissimo filtro di maschera a quattro punti possiamo “isolare”
una zona specifica della clip sovrastante (attenzione, la clip sottostante
è stata volutamente scurita per mostrare l’effetto della
maschera):
A questo punto si deve intervenire sull’insieme dei controlli della
feather per ammorbidire il bordo della maschera:
Bene: abbiamo isolato una singola zona del fotogramma. A questo punto
rendiamo invisibile la clip sovrastante (quella “parziale”)
ed applichiamo la nostra correzione del colore alla clip intera:
Come potete vedere per “aumentare” il contrasto e rendere
l’immagine più drammatica abbiamo “spinto” verso
il basso il gamma dei darktones, perdendo però in dettaglio sulle
zone medio/scure (la parte bassa del fotogramma). Potremmo rimediare alzando
il valore dei midtones, ottenendo però questo risultato:
L’immagine rimane sì drammatica, ma i dettagli del cielo
(highlights) vengono copletamente persi... Ma chi se ne frega?!?! Abbiamo
comunque l’altra clip a disposizione, quella che non abbiamo ancora
corretto!
Possiamo dunque effettuare non solo una correzione di colore del cielo
(in senso di posizione all’interno del fotogramma), ma anche un
viraggio dello stesso, come mostrato in questo fotogramma finale:
Notate come la differenza “si senta” se si confronta con il
frame originale:
Ci si può spingere più in avanti con questo tipo di approccio
realizzando effetti particolari di carattere fotografico e semantico,
come avevo già illustrato in questo articolo sulla direzione
della fotografia in post produzione.
Clicca qui per leggere la quarta
parte dell'articolo.