Hai visitato questo sito
1
volta
dal
9.9.2010
Vuoi
restare informato sugli sviluppi del progetto? Vuoi sapere quando e dove verrà proiettato e (finalmente)
distribuito in DVD? Iscriviti alla nostra newsletter (non ti preoccupare: spediamo al massimo
un messaggio al mese):
In ordine alfabetico: Alex G. Raccuglia (sceneggiatura, regia, montaggio, produzione, gestione
sito web) Antonio Labanchi
(co-regia, operatore di ripresa, effetti visivi, coreografie scene di combattimento,
assistente al montaggio) Roberta Molinari
(co-sceneggiatrice, scenografia, produttrice esecutiva) Davide Sciancalepore
(effetti di make-up)
Roberto Banfi (direttore della fotografia) Massimo Svanoni
(assistente di produzione, logistica, co-responsabile sito web, produzione del
"dietro le quinte", consulente per il montaggio, rotoscopio) Giada Garavaglia (assistente di produzione, light woman) Sergio Re Depaolini (assistente di produzione, co-responsabile sito
web, audio digitale, rotoscopio) Georgia Oliveira (assistente
di produzione) Marcello Spero
(produzione, logistica, pubbliche relazioni) Andrea Vass (musica) Luca Ardemagni (aiuto casting, microfonista aggiunto, ciak, aiuto lighting,
logistica)
Bene, un nuovo tutorial. Questa
volta ci occupiamo della sequenza 16c/03, in cui si prevede nella sceneggiatura
che Chris sia presente contamporaneamente due volte nello stesso fotogramma.
Abbiamo ricevuto alcuni messaggi di feedback sulle nostre “lezioni”.
Beh, diciamolo: non si tratta di veri e propri tutorial ma di “case
study”. Noi spieghiamo come abbiamo risolto o cercato di risolvere
alcuni problemi (o problematiche) relativi alle nostre sequenze e trasmettiamo
la nostra conoscenza a chi ci segue. Diciamo che questi approfondimenti
servono soprattutto per trovare delle idee. Non diremo mai di aggiustare
un certo parametro ad un certo valore. Al più consiglieremo di
effettuare una certa correzione in un certo modo spiegando perché l’abbiamo
fatto così, motivando le nostre scelte (tra l’altro discutibili:
esistono mille modi di fare le stesse cose, no?).
Beh, premesso questo, vediamo qual è il titolo del tema e poi
lo svolgimento... ;-)
Segue l’estratto dello script.
Interno. Soffitta di Angelo.
Il cadavere di Chris è appoggiato dov’era prima. Chris (spirito)
entra nell’inquadratura. Appena vede se stesso si blocca, pietrificato.
Si avvicina poi lentamente e si china sul cadavere, cerca di toccarlo, lo sfiora.
La sua espressione è distrutta dal dolore.
Rumore di una porta. Chris si alza in piedi, terrorizzato e cerca di spostarsi.
Angelo entra nella soffitta e si dirige verso il cadavere di Chris, passa accanto
al fantasma di Chris, che lo guarda con odio profondo. Angelo (non vedendolo)
prosegue e si abbassa davanti al cadavere, mette il portafogli che tiene nella
mano nella tasca del giubbotto di Chris, si alza, si gira e torna indietro, passando
ancora una volta accanto al fantasma di Chris.
Cliccando qui potrete
osservare un premontato della sequenza 16c in cui vengono mostrate tutte
le cose espresse
nella sceneggiatura.
In origine pensavamo di trattare soltanto una delle inquadrature
della sequenza, ma, più andiamo avanti e più ci accorgiamo che è necessario
fare in modo di mostrare l’intero processo produttivo, che comprende
anche il (micro) montaggio.
Perché? Semplicemente perché con i mezzi a nostra disposizione
non possiamo permetterci di realizzare un effetto visivo che rimanga
a video per più di 3/5 secondi, altrimenti lo spettatore “se
ne accorge”. Ma non solo: con il montaggio si può contestualizzare
qualcosa; se inquadriamo Chris con un primo piano che guarda se stesso
e l’altro se stesso è fuori campo visivo, riusciamo a rendere
ugualmente, anzi, forse anche di più, che mostrando entrambi i
Chris contemporaneamente.
La sequenza che avrete guardato è piena di errori, e stiamo ancora
lavorando a come riuscire a perfezionare la resa degli effetti, ma la
sua intelaiatura è già solida. Grazie al montaggio è anche
possibile, cambiando inquadratura, eliminare quelle parti di filmato,
quei 5 fotogrammi consecutivi, che proprio non si riusciva a correggere
in maniera soddisfacente.
Detto questo iniziamo con la trattazione dell’inquadratura di cui
desideriamo parlare. Abbiamo scelto proprio questa perché combina
in sé tre o quattro tecniche diverse di elaborazione delle immagini.
Si tratta, per l’appunto della Sequenza 16c/03, che potete osservare
nella sua (immensa) durata di 20 secondi cliccando qui.
Come potrete avere notato l’inquadratura in questione non viene
riportata completamente nel montaggio finale. In quei venti secondi la
gente si sarebbe rotta le scatole e avrebbe anche capito che si tratta
di un effetto speciale. E anche fatto male: siamo nel 2003 e i palati
si sono raffinati...
Allora: come si realizza un’inquadratura del genere? Beh, noi siamo
partiti da una prima ripresa in cui abbiamo costretto Max a recitare
la difficile parte del defunto, evitando se possibile di respirare.
Successivamente abbiamo ripreso Max, senza spostare la telecamera, che
doveva recitare fingendo di “toccare” se stesso, senza però riuscire
a farlo.
Infine, senza spostare mai la camera, abbiamo ripreso lo sfondo senza
nessuno dei due Max.
A questo punto abbiamo portato le tre clip, dalla durata di circa 20
secondi, all’interno di After Effects e abbiamo creato una nuova
composizione “tirando dentro” le clip di Max “morto” dello
sfondo.
Successivamente abbiamo portato nella composizione anche la clip in cui
Max si muove ed abbiamo iniziato a separarlo dallo sfondo mediante un
effetto di Difference Matte accoppiato con un Matte Choker per eliminare
i pixel spuri.
Cliccando qui potrete osservare l’effetto dell’accoppiata
Matte+Choker in un video.
L’effetto è relativamente buono ma, si può notare,
sia sulla destra che sulla sinistra, sono presenti delle aree dell’immagine “sporche”,
non foss’altro per il fatto che Max proietta delle ombre sulla
scenografia.
Il vantaggio dato dal fatto che l’unica componente dell’immagine
che andava “elaborata” è data dal corpo di Chris morto:
solo in questa parte dell’immagine c’è sovrapposizione,
per tutto il resto del fotogramma si può benissimo utilizzare
lo sfondo della clip in cui Max è “vivo” (seppur sotto
forma di spirito).
Abbiamo allora duplicato la clip di Max “vivo”, abbiamo tolto
tutti gli effetti e l’abbiamo messa al livello più alto.
A questo punto abbiamo creato una maschera che segue i contorni della “salma”,
e già che c’eravamo, anche una per la porzione sinistra
del fotogramma, generalmente riempita da Chris “vivo”.
La prima maschera è settata come “subtract”, la seconda
come “add” in modo da essere sicuri di cosa “tenere” e
cosa “buttare”.
A questo punto abbiamo operato in modo da separare i due Chris. Dobbiamo
però fare anche in modo che si “compenetrino”. Abbiamo
allora creato un’altra maschera e l’abbiamo disegnata seguendo
i contorni della testa di Chris, un po’ più ristretti, in
modo da permettere la compenetrazione. Abbiamo, naturalmente, usato un
Feather per la maschera molto elevato (35) per la dissolvenza non netta
della mano che entra nella testa di Chris.
Abbiamo infine aggiunto un effetto Drop Shadow al Chris vivo, con un’ombra
quasi impercettibile, in modo da rendere più “presente” il
suo, seppur trasparente, corpo.
Cliccando qui potrete osservare l’effetto dell’ombra soltanto.
Cliccate qui per
guardare il filmato nella sua completezza.
Ma non siamo ancora all’ottimo:
ci sono aree dell’immagine
in cui è possibile scorgere i difetti del Matte+Choker. Cosa possiamo
fare? Beh, semplicemente creare una nuova composizione trascinando quella
attuale. La nuova composizione non aggiungerà effetti speciali
ma del movimento di camera, quella che io sono solito chiamare “frame
inspection”. In parole povere zoomiamo all’interno del fotogramma
(125%) e spostiamo la camera per seguire l’azione. La ripresa originale è a
camera fissa, quella che ne deriva è mobile.
Il fatto di usare una camera in movimento consente di distrarre lo spettatore
e, comunque, a livello non troppo conscio, di rendere più credibile
la presenza di due persone identiche nella stessa inquadratura (se la
camera si muove è più realistica). Abbiamo deciso di non
simulare un movimento complesso da camera a mano in quanto abbiamo riservato
la camera a mano solo per certe sequenze, più nervose e concitate.
Questa è una sequenza calma, anche se dolorosa, e la camera doveva
essere stabile, con movimenti fluidi “da cavalletto”.
Abbiamo iniziato partendo dall’inquadratura di Max “vivo” per
posi spostarci verso la testa di Max “morto” per enfatizzare
il fatto che è quella la parte più importante della sequenza,
in quell’istante, e poi ci siamo spostati ancora su Max “vivo” che
guarda la sua mano.
Per sottolineare la tragicità della cosa abbiamo anche effettuato
un leggerissimo zoom (da 125 a 135%) nell’arco di quasi 6 secondi,
per drammaticizzare la cosa. Qualcuno potrebbe dire che sembra una soap,
ma è abbastanza sottile da non rendersi esplicito.
Abbiamo naturalizzato i movimento con un Easy Ease sia in ingresso sia
in uscita per tutti gli spostamenti.
Siamo rimasti abbastanza soddisfatti della cosa, ma non al cento per
cento: quando si ingrandisce un’immagine, anche con l’interpolazione
bicubica di After Effects, i contorni diventano meno definiti, si perde
un po’ di definizione. E questo vale vieppiù con i formati
compressi che tendono a scartare le informazioni di definizione (le alte
frequenze video, in parole povere).
Come si fa?
Semplice: abbiamo aggiunto dello Sharpen (ai livelli di 40, e solo per
uno zoom di 135%!) e il filtro Cinelook di DigiEffects, con dei parametri
molto, molto blandi per la creazione di una grana. L’obiettivo
originale del filtro è quello di simulare la pellicola. Con valori
molto bassi della grana sembra invece il tipico disturbo video della
sezione di amplificazione della telecamera.
Pubblichiamo solo la differenza di “sharpness” tra le due
versioni in quanto la compressione per il web avrebbe in ogni caso ucciso
ogni effetto di aumento di grana.
Alla fine non abbiamo fatto altro che effettuare una pesante correzione
del colore con Final Cut Pro per esaltare i toni medi (che sennò starebbero
troppo in ombra) e conferire a tutta la sequenza la stessa tonalità.