07/02/2002 - RITAGLI - [ Riprese]
  |  <-- -->  |  <<--  
 
 
 

appendice di
   
Non è che sia un vero e proprio giorno di riprese, questo. O meglio, lo è ma limitatamente, minimamente per dirla come Vasco. La trouppa è ridotta ai minimi termini: oltre al sottoscritto legittimo, abbiamo il gv r e l'immarcescibile Antò entrambi legittimi e il Pallino, illegittimo a manetta. Tanto più che dichiara di essere in partenza in direzione La Grande Mela, passando eroicamente dalla tratta più pericolosa. Male che gli vada finisce a fare il naufrago come Tom Hanks (sperando che porti con sé un gessetto...).
La Molly 'Nara da forfeit, invece. Dopo aver tenuto una veloce lezione ai maschietti sull'anatomia maschile e le varie implicazioni mediche (potere dell'apertura semantica indotta dal lavoro), si defila giusto per controllare lo stato attuale del suo pavimento. Un classico dell'architettura moderna, il gioco del C'è e non C'è; in questo caso non c'è alcun dubbio, solo i dispensatori di miracoli possono attraversarlo indenni.
Una volta partita la leggiadra produttrice, è la volta nostra a partire, tutti stipati nell'auto da film per eccellenza, quella con la freccia quando non deve. Il Rappu ci guida colà, verso il seminterrato cantinoso più malfamato della metropoli e questa volta ci stupiamo di non trovare la solita auto che sgomma non appena ci vede. Poco male, un po' di sicurtà in più non guasta.
E allora tutti sotto. La scena è semplice, almeno in teoria. Si tratta della fase finale di quella di martedì, post bacio. Chris rimane solo come un poveretto, ha un momento di sconforto poi fugge via. Si discute a lungo sul momento di sconforto, appellandoci all'occasione a ispirazioni filosofiche degli avi del dottor Banfi e alla fine si opta per un momento un po' più animato del previsto. Giusto per svegliare il pubblico.
Solo che al momento delle riprese il Rappu riconosce nell'elastico legato in capo all'asta del microfono un suo caro amico a lungo cercato e si trattiene a stento dal pianto dirotto e commosso. La lotta fratricida che ne nasce tra lui e l'autore del furto, il camerauomo, ha vita breve, dato che un altro evento commovente è in via di compimento. Nientemeno che la lacrimazione di Chris, altro che le statuette napoletane...
La bottiglietta è la stessa usata da Rox, ma la tecnica è differente, quasi da titolo nobiliare. Dopo aver versato del liquido nel monocolo (il tappo), il conte Chris – cioé me – lo preme sull'occhio e cappotta la capoccia quasi dovesse trangugiare un whisky alla goccia. L'effetto è da dietro le quinte, non è escluso che venga mostrato prima o poi ai più...
Il vero momento greve della serata lo si vive tuttavia nell'intervento del solito Antò, che questa volta sceglie l'ingrato compito di riprodursi nelle fattezze di Rox mimando l'avvenuto bacio. La cosa mi coglie tanto alla sprovvista da farmi quanto meno inarcare il sopracciglio sinistro all'altezza di un Ancelotti; si scatena l'ilarità di massa e pure le pantegane – questa volta entrate con biglietto omaggio – gradiscono e applaudono.
Insomma, bene o male la scena si fa e si passa quindi velocemente a una corsa disperata (e matta) nel corridoio non privo di siringhe poco distante con ripresa dall'alto oltre la grata. Cool, non fosse altro che il Pallino dotato di faro come un carceriere mi acceca quel tanto che basta per vedere la scala solo all'ultimo e rischiare lo schianto.
Ma lo schianto è rimandato e la serata si conclude, in attesa del bacio che verrà.
Le pantegane rincasano.