28/02/2002 - ELEFANTI A MILANO - [ Prove]
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appendice di
   
È un giovedì divenuto improvvisamente vivibile anche in esterno ma abbiamo un serio problema sulla durata delle luci e decidiamo di ripiegare per le prove collettive. Scena venti, scena madre (come un po' tutte le altre, a sentire il Maestro).
Il punto di ritrovo è il classico ufficio del terziario avanzato tanto caro al gv r e la mandria è davvero notevole; dunque, dopo il solito cenotto affrettato e per strada e mentre il direttore d'orchestra recupera Sonia dispersa tra le ingannevoli vie milanesi, torno e trovo il bufalo in persona, Harde. Uomo duro & puro, ma anche poetico; la nostra discussione circa musica e poesia si infrange sulle note di Bobby Solo/Little Tony.
In ordine sparso arrivano anche tutti gli elementi rimanenti; ossia la sempre più fichetta strafatta Odille, Andrea Vass, autore della colonna sonora cui per contro spetta la parte del sacco del pugile e appunto Sonia, finalmente ripescata dai meandri di Milano. In loco sarebbe già presente l'orsetto Roberta, reduce dal suo non-compleanno bisestilissimo. Ma la vera sorpresa è Antò, che si presenta con moglie e (prossimamente) figli a carico. La cosa ci coglie quanto meno di sorpresa anche perché l'informazione mancava ai più.
Riavutici dallo sgomento e sistemato l'arredamento ci apprestiamo a lavorare un po' sulla scena. Che è di quelle toste. Si tratta di un pestaggio totale a due fazioni, da una parte Harde e dall'altra noi tutti; lui è più forte chiaramente, ma non lo da a vedere tanto in fretta, così nel frattempo devo lanciare palle di fuoco e fulmini cercando di apparire convinto.
Il tutto inizia con le mie lacrime (nella vita, non nel copione, giusto per rilassare gli occhi...) e con l'arrivo del malvagione. L'ingresso è a effetto con meteorite e frase in latino; a parte qualche problema di dislessia che intasa un po' tutto procede. Vass capisce abbastanza in fretta che non sarà la sua serata di gloria nel senso che le busca da subito tra spade, coltelli e cotillon.
In compenso è Rox a beccarsi la vera violenza: Harde le rovina di peso sul piede fracassandole tutto l'apparato sensoriale della gamba sinistra (e ridendo a crepapelle per questo). Al che è il momento della mia entrata in scena con le palle di fuoco che vi avevo detto e i fulmini. Ohibò, pensavo che fosse più facile: sarà che manco dal gioco di ruolo da 'n botto ma non mi sento più naturale come prima con gli incantesimi del terzo livello. Anzi mi sento un po' ridicolo mentre sparo e ricevo colpi di rimando cercando di fare smorfie di dolore e odio. Speriamo in meglio al ciak.
Odilla, attrice zarrilla, pungola intanto Harde per quanto riguarda l'uso maldestro dei dittonghi mentre Harde si rifà con il gv r sulle parole (dovizia=abundantia). Il Maestro, per ripicca, se la prende a sua volta con Gil ingiungendole di fare il camion e la situazione esplode in un mare di risate.
Nel frattempo Harde ritorna e ricomincia a pestare a destra e a manca (preferibilmente Gil, dato che Sasha – il sacco del pugile – ormai è andato) per poi scomparire. Io sono sempre più nervoso e mi tocca gridare come un pazzo, con buona pace della buona vegliarda del piano di sopra. Vegliarda che non è nelle grazie del malvagio Harde ma in quelle di Odilla, dal cuore buono.
Il cattivo si fa allora vedere e ne nasce una veloce scaramuccia dalla fisica improbabile tra lui medesimo e Sonia. Da qualsiasi parte la si guardi è bizzarra ma il difetto sta nel fatto che non pensiamo veloce, con quello che sarà l'occhio del montaggio.
Passa anche questa mentre la moglie di Antò ci osserva divertita, Antò è più silente del solito e Odilla scruta il cielo da un oblò, anzi da una finestra, pensierosa.
Passa e giunge una di quelle battute che quando le leggi magari ci passi sopra tranquillamente ma poi ti ammazzano. Si tratta del parto dell'elefante: è impossibile non ridere. Si cerca di ovviare con qualche altra specie animale ma né l'ippopotamo né il riccio riescono a ridimensionare l'ilarità.
E sul dialogo tra Angelo e Nero Burning si chiude la serata.
Solo che Nero non è il vero Nero (questo non l'avevo detto) ma il gv r travestito. Questo accompagna alla soddisfazione per la buona serata di lavoro anche una punta di preoccupazione. Che non è proprio la stessa di quando scopro che la chiave dell'auto non mi funzia più e che rischio di restare bloccato a Milano. Ma insomma...