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Ci sono delle volte che ti metti lì con le mani appoggiate sulla tastiera e lo schermo resta bianco. È una cosa brutta come la peste; puoi guardarlo meglio, concentrarti, girarti dall'altra parte e poi – op! - ma lui resta sempre inesorabilmente bianco. Puoi anche mettere su un cd e cercare di lasciarti trasportare, ma ti accorgi che canti e basta con la mente vuota e lo schermo anche.
Era più bello dire "foglio" ed era più giusto dire "mente confusa" ma era veramente l'unica, oggi, per iniziare.
La seconda serata del nostro giovedì da star di hollywood inizia con una cena e con l'idea ferma che la stessa ci farà iniziare prima, molto prima. Al convivio iniziale siamo in quattro, come gli amici al bar; il Maestro, ottimista nonostante la pioggerellina e la vita, il sottoscritto, stanco ma non domo, il Palla rincoglionito [cazzo, a furia di scrivere la TGM Mail e vedermi segate le paroline da prima media ho un certo timore ogni volta che scrivo come parlo...] dalla recente gita fuoriporto nella grande mela e il buon Mauro, reduce da mesi di assenza.
In realtà inizialmente saremmo anche in tre perché il Gugliotto non arriva proprio subito e Odilla si fa desiderare ancora di più adducendo scuse banali quali (al solito) il traffico, il premestruo (che nel suo caso si verifica una volta ogni due settimane :-)) e via dicendo.
Il problema numero uno della sera, al di là della pioggerellina, è l'imprevisto Nero Burning. Cioé il personaggio di Nero stenta; e nelle riprese e nella disponibilità immediata e spiccia. Il che può anche essere grave, a ben vedere e considerando che tra un paio di settimane ci serve bello tonico pronto a guardare il tappetino che tengo in petto (la reale difficoltà è quella).
Si pensa a Mauro ma subito lui si nasconde sotto il tavolo e allora – a parte clamorose proposte dell'ultim'ora da parte della donna teatrale (detta anche Miss Dittongo) o di Harde – si risolve per il Maestro. Ossia, dopo debita rapata, pizzettata, occhiali scuri e piercing il nostro RappuZ potrebbe assumere anche lontanamente una parvenza cattiva.
Il secondo topic della serata cenante è nientemeno che la protagonista al femminile, calata nei suoi panni di donna reale. Riconosco l'Ale di un tempo (che musica ascolti?) mentre stordisce di domande di varia natura e intimità la nostra. E la nostra risponde aprendo qualche lucchetto e chiudendone qualcun altro, mantenendosi sempre nel limbo del misterioso/affascinante/indefinibile.
Finiamo la pappa e ci caliamo nella sera dove ci attendono Harde e l'amico Leo (come al solito con i nomi...) pronti per la [vana]gloria. Un salto su per cambiarci e recuperare anche l'orsetto e poi via, al parco più solare di Milano.
Si arriva giusto per trovare un Antò in stato di ibernazione, causa sforamento dell'orario puntellato. Ma lui – come Harde – ha le spalle grosse e non si scompone.
Tutto è bene, tutto è pace, tranne la leggera pioggerellina e tranne il fatto che una volta in loco bel belli scopriamo che – ops – manca la batteria della telecamera. Evviva.
L'orsetto si prodigherebbe da sola anche in capo al mondo per sua stessa natura ma questa volta è il prode regista a darle una mano. E meno male, perché scopriranno dopo aver ribaltato da capo a piedi l'ex macchina che la pila permane a casa dell'infelice. Solo che noi non lo sappiamo. O meglio nessuno lo sa tranne che 'Ntonio che un po' per dimenticanza un po' per vendicarsi dell'attesa precedente fa finta di nulla, sogghignando di nascosto alle nostre elucubrazioni più sinistre. Sennonché dopo una buona oretta di dialoghi misti praticamente in tutte le combinazioni ammissibili si decide a parlare. "Oops, ha chiamato Ale, dicendo che deve passare da casa. É qui tra dieci minuti". Evviva.
Inutile dire che il morale della truppa è di quelli che nemmeno il Milan delle ultime giornate; praticamente sono tutti concordi nel rincasare, chi per ritrovare il calduccio del focolare, chi per riposare, chi per stirare. Il Gugliotto tenta anche di chiamare il Maestro nella speranza che costui ci dia il suo beneplacido a salutare. Cosa che non fa e che infiamma un poco la folla. Ed è allora che la mia arte oratoria a là William Wallace produce risultato. Beh, a dire il vero, giusto quel che basta per tenere in piedi la baracca e portare a casa la serata.
Il gvr arriva con l'aria piuttosto consapevole del mistacchio fatto ma non ci coglie impreparati. Nel senso che io e Rosanna abbiamo provato, Antò è sempre pronto e gli altri anche. O almeno così pare, perché mi impappino come un mentecatto sulla battuta scioglilingua e bisogna rifare (Odille ghigna sardonicamente). Quando viene il turno di Leo ne salta fuori una filippica rivolta al povero Harde colpevole di essere tale. Il problema apparentemente è la contestualizzazione del suo amico – riconosciuto boss di Villastanza (quindi sotto la giurisdizione di Parabiago e del vecchio Rob) – all'interno di un bacio. Harde sembra il pugile bello ciccione fuori di due categorie che guarda con aria condiscendente quello anche meno che regolare che gli rifila la sua gragnuola di sinistro-destro. Un giorno colpirà, è questo che si teme.
Comunque per il momento va a prendere il copione e lo da in pasto all'amico Leo. Leo macina e poi viene fatto sistemare su una panchina pronto a ricevere il bacio. La baciatrice designata è l'Orsetto (nientemeno) perché Odilla fa la preziosa adducendo altre dodicimila scuse inenarrabili (tipo che le si storpiano le labbra dal dolore al contatto con il rossetto e cose di questo tipo...). In ogni caso l'impronta è quasi da fotografia scandalo sui giornali e Leo sorride compiaciuto. Ma non va bene. Deve avere l'aria, anzi l'espressione post-pompino (indovinate da chi viene?).
Il che non sembra un problema, evidentemente. Il vero problema è la risata che ne consegue; pace, dopo qualche ciak il freddo e la barba incolta convincono Antò alla soddisfazione. Si continua la camminata/flirt finché ce regge 'a pompa, in questo caso rappresentata dalla batteria della telecamera.
Occasionale diversivo anche simpatico è rappresentato da Rufio, cane ruffiano che irrompe nei momenti meno ragionevoli forse in preda ad attacchi di gelosia verso il suo vicino di casa Rex. Nessuno ha il coraggio di arrabbiarsi.
La serata di riprese dura ancora poco (ma del resto è già abbastanza tardi) e al momento del saluto cado nel retino predisposto dal lesto Harde. Lesto nei metodi ma non nei mezzi, perché io e il Palla arriviamo sul punto di incontro con mezz'ora di anticipo. Lo scopo è quello di godere della location per la scena maTre ma in realtà si chiacchiera. E così un sacco di altre anime, sotto lo stesso cielo. Che sta per "volemose bene, gente, che se dopo 9 mesi siamo ancora qui qualcosa vorrà pur dire".
Che ne nascerà un bambino. |
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