 |
 |
Che gelida manina, se la lasci riscaldar. Cercar che giova? Al buio non si trova. Ma per fortuna è una notte di luna, e qui la luna l'abbiamo vicina.
Ci stiamo avvicinando, lo sentiamo, alla maledetta primavera. Questa sera si sta quasi bene nei nostri panni fuori stagione al parco fuori dal cemento di Milano. Tra cemento e pietre viaggio però un quarto d'ora prima del momento di ritrovo per recuperare Miss Dittongo che tenta a sua volta di ribattezzarsi in Cinderella, causa ritorno in zucca allo scoccare della mezzanotte. Solo che la cosa più simile alla zucca che abbiamo è la testa di Harde che questa sera non c'è e pure le scarpette non sono esattamente in cristallo...
Dopo un arrivo attraverso il labirinto milanese e un aggancio agli altri, siamo quasi pronti. O meglio, io sono sul lento (qualcuno dice "lungo"), il Maestro e il suo vice si sbaciucchiano convinti (allora non si bisticcia solo con Harde) e c'è gente che fa pipì. C'è ben poco altro da fare che queste facezie in exM e presto si parte alla volta del parco del Sole (come la torre omonima, di Miyazaki). Accatastiamo le auto alla bell'e meglio e ci troviamo nella serata che si diceva prima.
Cioé una serata di fresco benessere. L'idea è quella di fare l'ein plein e girare la fine della passeggiata più l'inizio della fase successiva, quella dell'inseguimento, finché ce regge 'a pompa. Il finale della prima parte è decisamente dinamico con Rox che mi rotola attorno manco fosse una tazzina di té su una giostra di Leicester Square. E con la stessa allegria sgarciante, di cui non si capisce bene la provenienza: è recita o veritate? Non lo sapremo facilmente e ci limitiamo a concludere la scena passeggiando fuggevoli e felici tra gli steli del parco.
Come al solito, la vera fatica è nella zona circostante. Dove troviamo un orsetto funanbolico che si avvinghia alle zone più impensabili delle graticole di cinta sempre e solo con la sua giraffa (il sospetto che le piaccia è forte come il rumore del ciak nelle mie orecchie per mano del Pincio). Solo che l'artista una volta su due mira al taglio genitale, operazione non compatibile con l'intento di terminare questo film.
Sul Maestro e il suo vice (che passano non visti momenti di intensa passione platonica) non mi dilungo, dato che lo faccio regolarmente, ma c'è da dire circa altri due elementi. Fede, o quantomeno il suo fantasma (data l'assenza prolungata), e Nadia NJ, amica di Odille. Entrambi sono richiesti per la seconda parte e la sensazione è quella della prestazione professionistica sul genere "abbiamo l'arte e la teniamo da parte". Il primo non è mai stato visto fallire un ciak o quasi, la seconda in realtà ripensa alle infinite gioie che possono scaturire da questa cosa e decide che non facciamo per lei.
Ma la scena si fa comunque. È di quelle impegnative, anche se non sembra. Quando Odille smette di trotterellare come se stesse entrando in Trento, ci spostiamo in zona diversa e panchinata. I due si sistemano sulla panchina e si mettono a chiacchierare delle cose che si possono dire solo in un mondo pieno di spiriti. Io sto vicino alla telecamera e più che altro alla giraffa e caccio un po' di urli da incazzato marcio, prendendo a rincorrere (a freddo) il nemico ritrovato.
Si va avanti un po' così con questa corsa disperata con un gradevole intermezzo. La volta scorsa ci avevano chiesto il fumo, questa volta ci chiedono la fama. Due personaggi in cerca d'autore ci appaiono dal nulla chiedendo se sappiamo di qualche troupe di italia uno in giro da queste parti. E poi "ehi, ma voi che state facendo?". Niente di che, documentari .
Documentari su animali in amore e in fuga. Le riprese proseguono riprendendo anche l'altro punto di vista, quello mio e di Rox che passeggiamo. Io parto leggero e felice e poi mi devo angustiare nel mezzo del cammino alla vista dell'infausto. Dopo un'espressione di odio lancinante devo partire alla volta del nemico. La cosa si rifà un notevole numero di volte a causa della mia ben nota e scarsa espressività che un giorno metterò a posto con un trapano.
Odilla cerca di prodigare qualche utile consiglio ma ne riceve di rimando qualche buon spintone poco caro alla sua indole romantica. Ma tira e ritira, gira e rigira, alla fine ce la fa anche questo vecchio pezzo d'uomo marcescente. Che secondo le parole di Antò dovrebbe essere giovinastro, sportivo e aitante ma nella pratica... Nella pratica, dopo un paio di scatti sinistri in mezzo a strade attraversate da auto, si inceppa su un adduttore lasciando sfuggire il compagno di riprese Fede.
Mi dicono che con gli strappi si sentono lame conficcate nella carne e si rischia di svenire; no, non è uno strappo ma una contrattura anche se faccio l'esatto contrario di quello che dovrei: riscaldo il muscolo e lo tiro. 'A morte sua. Inutile dire che si termina all'istante, ripescando materiale, orsetti e Humprey Bogart del caso per andare [zoppicando] a prendere qualcosa di liquido allo zerodue.
Lì si chiacchiera un po' di silmarilloni, di profumi e di mulini rossi fino a sopraggiunta stanchezza. Che a me coglie un po' prima. O forse altro.
A tratti percepisco tra indistinto brusìo particolari in chiaro. |
|