18/04/2002 - VIAGGIO DI SOLA ANDATA - [ Riprese]
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appendice di
   
Due riprese due in una settimana, roba da non credere!
Il rischio, in effetti, è dietro l'angolo; causa aereo da turismo contro il Pirellone, in un primo momento la serata non ci sembra adatta a girare all'aperto. 9 su 10 ci fermano. Quindi spariamo in giro avvisi via sms che Antò e Odilla prendono al volo decidendo di rimanere a casuccia per un po' di sano rilassamento. Poi, con un colpo di coda, il gvr decide di girare uguale. Il problema è che i messaggi e relative risposte arrivano con mesi di ritardo per intasamento delle linee eteree. Peraltro nemmeno la comunicazione diretta via cellu va che è una meraviglia. Ma di Labanchi nel paese di Antò non ce ne sono molti e di Odille neppure.
Così, la triade della morte (me, gvr, Harde) scende alla cena con il cuore in pace. Beh, relativamente, perché poi ci sono un po' di ombre per ciascuno, ma lasciamo stare. NOTA PER IL MAGOLFARO: se mancano tovaglioli da un'intera tavolata basta chiedere, la colpa è del lord che ci portiamo appresso...
Alla base arrivano tutti, più o meno in ritardo, cioé Antò e Satine, la diva. Prendiamo due auto distinte (e discinte) anche se una – la mia – è incastonata veramente da paura e per liberarla faccio una fatica infame. Non fa alcuna fatica Antò a indovinare invece paturnie varie e miste che affliggono; sarà che si tiene in perenne contatto con Amelia, fattucchiera disneyana dalle sponde del Vesuvio. Curioso come alcuni ricorsi storici si riflettano nelle persone attigue [Marla... la sua menzogna rifletteva la mia]; siamo tutti vittime e carnefici come diceva il poeta.
Durante il viaggio di sola andata verso il vicolo di Eugenio (uno dei tre membri originali della Deltaframe Krew) Odille riversa una sequela interminabile di domande su Skarr e su ciò che ne vorremmo fare. Beh, fa piacere, ma Skarr è prima di tutto di Alex e poi di tutti; ossia mettersi sotto e non solo come inanimati ingranaggi. Ci si può mettere anche di cuore, non è vietato. È una cosa anarchica oltre che anarmorfica e tutti gli uomini di buona volontà possono prendervi parte. E pure le donne, :-).
Arriviamo al vicolo corto ma un po' per problemi con la mobilia un po' per voglia di fare nessuno propone di salire a salutare Eugenio (il quale peraltro provvederà da sé nel bel mezzo delle riprese...). Allora si inizia. O meglio, prima di iniziare si prova, perché questa scena non l'abbiamo mai nemmeno guardata di striscio. È un intermezzo pre-finale in cui io plano a terra in velocità e mi guardo attorno per cercare il maligno scomparso. Rox cerca di scoraggiarmi con le migliori intenzioni ma viene dissuasa da un bel fulmine a ciel sereno; e poi inizia il casino.
Andiamo avanti e indietro per un buon quarto d'ora sotto una luce al nèon che ci rende molto fantasmi. Poi d'improvviso crediamo di ricordare tutto a puntino e decidiamo di accendere la macchina da presa. Ovviamente in questi casi tutti i consueti imprevisti si manifestano. No, niente vigilanza. Ma auto che passano, urla in lontananza, passanti occasionali, i soliti spettatori alle finestre e, infine – ehi! - Satine si dimentica le battute! Quest'ultima è di gran lunga la più insolita... Comunque sia, alla fine terminiamo almeno il primo punto di vista e la prima ballerina del Moulin Rouge si accorge di aver tenuto per tutto il tempo un cerchietto al polso. Il gvr medida furente l'ipotesi di spezzarglielo, il polso, poi ci ripensa, sorride felice e da il via alla fase successiva.
Agli angoli della scena il conte alterna l'attenzione delle sue mani tra chiappe e narici in entrambi i casi con risultati poco apprezzabili agli astanti. Tra i quali va naturalmente annoverato un gruppetto di nipponici. Come smascherarli? Semplice... Sona-ni sodideü kürogane no-sido, süpa lobottò, majinga setò... E loro ridono come bambini. Comincio a capire perché Harde se ne è innamorato...
L'orsetto tuttofare questa sera è lo spettro di se stessa e della sua stanchezza ma riesce stoicamente a reggere sino alla fine l'asta del microfono. E Antò è sempre Antò, c'è bisogno di altro?
Proseguiamo da tutti i punti di vista che si possano immaginare con qualche tocco di classe tipo la camera che trema con i fulmini e qualche caduta verso il basso. Tipo Satine che non riesce a dizionare per bene ciò che le spetta e persegue con un "sei riuscito a tenere Umano". Che sta per "in mano", ma non c'è proprio niente da fare e mentre il gvr medita di tagliarle le corde vocali, con la voce da il suo ok anche a questa parte.
Si conclude intanto che il fresco comincia a penetrare nelle ossa che trova con il salto per l'effetto speciale, quello fico che avete visto tutti spiegato nella nuova sezione del sito. Diciamo che è la stanchezza a convincere Antò che può andare bene. Poi si smonta e lui se ne va con Ale mentre io porto Odille che mi ringrazierà lasciando le sue scarpette di cristallo in auto.
Ma non è un ritorno. Perchè il viaggio per la serata di Skarr è sempre di sola andata. Tutti che arrivano dalla loro giornata nera, tutti senza la propria ragione per sorridere, ciascuno con una buona ragione per non farlo. Poi si salta nei costumi dello spettacolo che deve continuare e ci si ritrova come spiriti nel mondo di energia, illogici benesseri e presunte felicità. Ci si ritrova tutti assieme, non importa in quale salotto, poltrona scalcinata o bagno si è strappato. È la sospensione dell'incredulità che passa dai personaggi attraverso gli attori e i partecipanti tutti e li porta in volo contro un telo blu color cielo. E quando si vola è come usare la magia di Terry Brooks: qualcosa ti cambia, non è più lo stesso. Mentre torniamo a casa lo Skarr è ancora con noi. Credo di vederlo negli occhi della gente ed è così che lo sento io, Chris, qui alla tastiera di un computer, mentre scrivo.

scorre lento il tempo di altre leggi, di un'altra dimensione
e scendo dentro un Oceano di Silenzio sempre in calma