23/04/2002 - BAVA COME MIELE CHE SI SCIOGLIE - [ Riprese]
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appendice di
   
La vera poesia – quella allo stato puro - la si trova nei momenti meno pensati e negli anfratti peggio ripiegati della vita. Si tratta di materiale grezzo, lungi dall'essere elaborato; prosa senza metrica sparata nell'aria che da fluida diventa calce oppure si perde e non te ne accorgi neanche. È un danno allucinante, se accade. Non lo si può semplicemente permettere ma nemmeno prevedere. Bisogna aggirarsi di anfratto in anfratto sempre retino alla mano.
È così che l'infortunio che il Raccu si procura per spirito di emulazione verso Harry Potter si tramuta in circostanza fortunata. Oddio, magari non la pensa allo stesso modo lo sportellone dell'auto paterna di casa rappuzza, ma diciamo che è stata solo una piccola pedina nel più vasto disegno delle cose. È mentre andiamo a cercare conforto nell'acqua del parco limitrofo che vediamo questa splendida bambina con la mamma e il cane: ha la bava che sembra miele sciolto.
Il parco è quello vicino a exM, dove ci siamo trovati qualche mezz'ora prima. Il primo ad arrivare, a sorpresa, è stato il dottor Banfa che, in seguito a un infiammato scambio di e-mail con il sottoscritto, ha deciso di dedicare il resto della sua vita alla vendetta. Di qui all'infinito e oltre ogni seduta di riprese sarà un inferno.
Battuto di poco, il secondo a presentarsi è la burba Sakuragi, che ci rende noto il suo vero nome, Spino [ma dai, Spino era il nome del mio cane...]. Beh, Sakuragi questa volta è passato a volo radente da un negozio e di seguito da un amico ed è riuscito nell'impresa di trovare degli abiti della sua taglia. Oddio, le scarpe sono di qualche taglia in meno e se ne accorgerà a fine serata... Mentre finiamo di mangiare valutando tutto 'sto popò di roba sopraggiunge anche il buon Antò che ormai ha perso la forza spirituale necessaria per arrivare primo. In compenso arriva con un tortone napoletano che nemmeno il mio stomaco saturo può rifiutare.
Quello di Satine, giunta nel frattempo con la limousine in serafico ritardo, sì. Non gradisce, non apprezza: le faremo trovare della frutta di stagione, yogurt e tutte quelle minchiate che pretende Madonna, nel camerino. Comunque, dopo aver ringraziato per le scarpette di cristallo smarrite (9 pulzelle del regno su 10 si sono rifiutate di provarle causa odore, la restante era già morta), le cambia e le lascia di nuovo sul posto. Non c'è proprio niente da fare...
Usciamo e il dottor Banfi – forse per pagare della sua lunga assenza – monta in bici e si sobbarca pesi indicibili; come la camera, le luci e anche una borsa piena di mattoni, giusto per fare il pieno. Lo seguiamo per bloccarci – appunto – vicino al primo parco e nei pressi di una casa occupata ma apparentemente vuota. Più tardi arriverà l'orsetto in bici con tanto di asta del microfono modello cavaliere medioevale; direttamente uscita da "Un americano alla corte di re Artù". Si perde allora notevole tempo alla preparazione del set e alla discussione della prossima scena, non facile dal punto di vista registico. In effetti, grazie alla presenza del dottore, le luci si piazzano abbastanza in fretta. L'auto, che oltre che carnefice, è parte della scena fa del suo, grazie ai fari. Poi c'è anche il problema del trucco di Nero, affidato ad Antò. Costui prende un po' troppo alla lettera il nome del personaggio e dopo ore e ore di lavoro ne tira fuori un cancaminin cancaminin spazzacamin che andrebbe bene per Mary Poppins. La quale, come sappiamo tutti da un episodio dei Simpson, è finita nel motore di un 747, quindi nada...
Io sono rilegato questa volta al ruolo del brutto anatroccolo ciakkista, pronto ad accendere anche le luci ad ogni bisogna. L'idea è la seguente: i due tossici amici escono dall'auto in concitazione, si osservano rivelando una comunità di intenti e si gettano abbracciati a terra. La prima a strappare è Rosanna, tra scuotimenti e svenimenti che coinvolgono emotivamente anche Nero. Poi costui – che la sa lunga – si libera dai cadaverici rimasugli della bella e strappa pure lui. Pochi secondi dopo la novella giulietta si sveglia e scopre il misfatto; solo che, invece che suicidarsi prevedibilmente con un altro strappo, irride Shakespeare balzando in macchina e rischiando pure di tirare sotto il malcapitato emulo di romeo.
Quello che inizialmente non va è l'inquadratura sulla caduta e la caduta stessa; Satine trema poco, Sakuragi grida troppo. Ci vuole qualche bacchettata sulle mani da Antò perché le cose procedano; io intanto devo vedermela tra cavi, controcavi e controcazzi che spuntano da tutte le parti una volta che batto il ciak. Ma sto diventando bravo, ho futuro. Banfi non è cambiato di una virgola in questi mesi (e del resto, alla sua età...) e continua a sparare cazzate con il ritmo di un mitragliere. Il che rallenta un po' ma ci fa passare una serata piacevole. Sakuragi è sempre più convinto (e sta convincendo anche me) di girare una versione totalmente comica del film. Cioè, oltre alla traccia in napoletano completamente doppiata da Antò, anche una seconda con battute e cazzate. Auto e passanti ci mettono del loro per tirarcele fuori: ogni due per tre passa una uno con il motore a 6000 giri o qualcosa di pari intensità sonora. Poi c'è la gente con i suoi sguardi meravigliosi di curiosità.
Odille fatica a permanere nel suo stato di donna strafatta con ombelico al vento, anche in virtù della vicinanza di qualche pisciata di quelle che impregnano l'asfalto. Allora Sakuragi, dopo aver mostrato a lungo le chiappe alla telecamera di Antò, si disciula e inizia la serie delle "buona la prima". Rimane per il finale un bell'urlo di Odille in faccia all'obiettivo e la fuitina in auto. Poi si fanno le valigie e si saluta in particolare Sakuragi, il meschino, il quale deve tornare in quel di Vercelli e deve pure magnà. [E abbiamo trovato un altro matto. Ma quanti ce ne sono?]
L'ultima cosa che si sente di questa notte è un urlo. Ma forse lo sento solo io.