30/04/2002 - SWEET DREAMS ARE MADE OF THIS - [ Riprese]
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appendice di
   
Who am I to disagree? Nessuno, proprio nessuno. Specialmente stasera dove potrei fare solo il portatore dell'Occhio, un po' come il portatore dell'Anello. Del fardello. Non sono attore, non sono regista, sono quella cosa che sta da parte con il blocchetto in mano e la carica provvisoria di produttore. Il ciak è di Sir John (il Palla), le luci dell'auto del redivivo Davide cum morosa. [Parentesi: allora Davide, hai letto qualcosa dell'Occhione o sei ancora convinto che sia una collection di filmati? ;-)]. Le luci vere sono del dottor Banfi con famiglia al gran completo e figlia del principale finanziatore. Dottor Banfi che non perde occasione per riversarmi addosso rivoli di astio, causato a detta sua da queste righe; avrò toccato un tasto dolente?
L'orsetto tuttofare è sempre al suo posto e anzi questa volta si è precipitato a recuperare del trucco mancante, il gvr non può mancare per definizione e nemmeno l'uomo macchina Antò che ci ha pure promesso i suoi figli ma che continua a rimandare. Sakuragi è in formato scazzo di traverso ma si riprende in fretta grazie all'aneddotica da film. Odilla non fa più nemmeno notizia; arriva in leggero ritardo e dimentica tutto: deve correre a casa a recuperare i vestiti, ma si fa perdonare portando Giada, amica che si distinguerà nel seguito della serata per eroismo.
La faccia tosta ce la dobbiamo mettere subito e anche piuttosto in fretta: non ci sono auto nei paraggi della casa occupata, ma sul luogo esatto dello sbarco dell'auto di scena [docking operation complete] c'è una bella 106 tazaura con tanto di santino. Si prova con i muscoli ma c'è la marcia inserita. Allora si cerca. Ossia, mentre sullo sfondo il dottor Banfi si incaponisce fino a farsi venire l'ernia io e Sakuragi suoniamo tutti i campanelli del vicino palazzo. Qualcosa succede, perché il signor Borghetti, timoniere in prima del condominio, cerca e si dispera fino a rinvenire il proprietario. Un giovincello che pure si scusa. Va bene così.
Sistemiamo qualche auto come comparsa, ultima quella della diva. Ovviamente. Poi inizia il divertimento. Inizia con qualche campo lungo e quindi con i due attori accasciati sopra i litri di piscio sparsi sul cemento. È bellissimo vedere come soffrono e nel farlo ci viene in mente qualche inquadratura extra non facile ma gradevole; tipo quella dalla soffitta della casa occupata si cui Sakuragi cerca l'ingresso. C'è, si può fare ma rimandiamo a data da destinarsi. Nel frattempo Nero in versione stramazzata al più si inarca con la speranza in volto, Rox si lamenta ogni due per tre. Però la scena si fa e non passa neppure un eccessivo numero di mezzi motorizzati. Eccetto uno, in particolare, che si ferma e ci chiede se stiamo facendo un film; poi, vista la nostra reticenza all'aneddotica, sciorina un paio di trovate tipo una sparatoria che ha coinvolto un suo amico. E se ne va nella notte, lasciandoci tra il punto esclamativo e la mezza risata. È esperienza anche questa...
Si inizia quindi con qualche campo lungo ma c'è un piccolo problema di luci: il dottor Banfi non riesce a occultare la sua massa nell'anfratto dinanzi all''auto. L'occhio della telecamera, impenitente, ne punisce il ventre pasciuto. Allora – sempre mentre i due attori stanno stesi nel piscio – si fissa la luce a una specie di trespolo di quelli per tenere i giornali (probabilmente sottratto a un'edicola). Ma non finisce qui. In programma c'è anche un bello spezzettone di dialogo in auto tra i due attori. Si riprende una volta da destra, una volta da sinistra e una volta da dietro (dove, notoriamente, stanno tutti quanti).
Il dialogo è lungo ma i due se la cavano bene a memoria infilando sequenze di battute senza A-ridere/B-dimenticare nulla/C-impappinarsi. L'unica cosa da notare è che Sakuragi ha una spiccata predilizione per gli OK e arriva a collezionarne anche 8 in una ripresa. Questo manda nello sconforto il gvr che arriva a ingiungergli di tenersi sotto controllo. Comunque il tutto non è così semplice o almeno non lo sarebbe stato senza la preziosa collaborazione di Giada; la stessa, con chiave al collo (faceva molto professionale) e spiccato senso organizzativo, si piazza in capo alla via e argina sapientemente l'afflusso di auto assassine. Bellissimo: nel mezzo della strada, le auto si avvicinano, chiedono e poi scappano. Non si registra alcun tentativo di attacco da scooter: ma siamo certi che si sarebbe tuffata in placcaggio a costo di evitarne l'accesso. Mentre io e Sir John osserviamo compiaciuti quasi quasi ci scappano alcuni pedoni che stanno per entrare in campo – e con voce e con corpo. Da un lato l'uomo in perenne dieta (un giorno depresso e un giorno incazzato) riesce a deviare con scatto felino, dall'altro gli attori terminano la scena. E si porta a casa la serata.
È quasi terminata la carica della telecamera e siamo vicini allo scoccare della mezzanotte. Satine si defila in fretta con Giada, la quale – si dice – abbia una balconata da offrire alla causa. Sakuragi ha un puntello con amici dall'altra parte del mondo e la famigliola rientra a casa; rimane il kernel. Siamo tutti stanchi ma l'indomani cade la festa dei lavoratori e proviamo ad andare a bere qualcosa. Nel mio caso il fallimento è immediato e papabile: appena termino di consumare il gelato mi appisolo sulla pur scomoda sediola in plasticaccia. Un po' per pietà un po' per condizione simile coloro che sono ancora in possesso di senno decidono di levare le tende.
Andiamo a casa a sognare, ciascuno separato e solo nel proprio letto [parlo per me anche se non sembra]. A sognare di mancanze vicine e glorie lontane, come un centoXcento che sembra non arrivare mai. A ritemprare gli animi per continuare la lotta verso il sogno comune; a mettere del calcestruzzo dove il muretto si fa più friabile, prima che qualche capocciata ben assestata lo faccia crollare. La paura comune è sempre quella del loose brick, quello tipico di tutte le avventure grafiche su PC; lo trovi sempre quando sei prigioniero da qualche parte e sembra non esserci via di scampo.
I dolci sogni sono fatti [anche] di questo.