14/05/2002 - CERCO UN CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE - [ Riprese]
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appendice di
   
Corre uno stralunato martedì di maggio in quel di Milano e sto pedalando con il vento tra i capelli ancora bagnati dall'acqua sporca della piscina incasinata. La sera è tragica: c'è una marea di gente che non ci sta nella piccola pozza. Una marea in una pozza. E non è che si lavano tutti... Beh, tornando a noi, sto tornando bel bello, anzi quasi giulivo dalla cosa più bella della vita [vero Harde? ;-)... anche se c'è chi dice che ce ne sia una divina che abbia a che fare con la cugina] e che succede? Salgo in ufficio e ti becco una troupe anzi una tribù di gente che ignorando il fatto che io non abbia ancora desinato ha tutta l'intenzione di girare un film. Come non partecipare?
Ovviamente non mi viene mica offerto il ruolo del regista e neppure quello del protagonista occupato – mi dicono – da un cane di quelli randagi. Ma quello del segretario di produzione. Eeeeggiaggià, come diceva Alfred. Vada, c'è pure Sakuragi che dimentico di essere burba mi si cambia sulla poltrona di lavoro. Vabbé, dopo un tempo arbitrariamente lungo arriva Satine con Giada e si scende. Per la verità sono stato scortese e invece di scusarmene riparo: ci sarebbe anche Eugenio, ripescato con trucco da ale e – se vogliamo proprio dirla tutta – ci sono anche Sir John e Antò. Io mi reco in auto per portare quelle che ormai possono essere definite valigie (ogni giorno ho una borsa in più) e al ritorno trovo il deserto.
Mi incammino allora ancora bel bello ma appiedato e con una mela che addento avido (ma giulivo). Giungo alla meta che anche questa volta presenta difficoltà: una macchina troppo vicina e il gv r in evidente problema di parcheggio dell'auto di scena. Lo costringiamo a due manovre suppletive e tutto si sistema. Poi ci si dedica con cuore alla benedetta fine di questa maledetta diciassette. Serve uno spacciatore e da secoli è già deciso che debba essere di estrazione napoletana. Avete già capito, ma le immagini dovrebbero suggerirvi che è uno spasso assoluto. E come non potrebbe? Il nostro Antò si ritrova catapultato petto nudo in un giubbotto metallo in pelle di quando andava in giro con le moto a picchiare la gente. Per la verità ci confessa che lui la moto non l'aveva e andava a scrocco; ma quello che conta è che era cattivo nel fondo dell'anima e questo contribuisce ulteriormente ad accrescerne la leggenda.
Questo momento della diciassette prevede la discesa di Nero dall'auto, un dialogo non ripreso con lo spacciatore e il ritorno con cerotto, il tutto da monoinquadratura e senza l'audio del dialogo. Dietro al muriciattolo Sir John tiene le luci mentre io preparo un piccolo ma significativo scherzo che purtroppo fallisce clamorosamente ma che non sono in grado di rivelare dato che verrà riproposto. Si ripete qualche volta e il povero Antò è costretto a fumare una quantità di nicotina che ucciderebbe un elefante. In effetti quasi ci rimette le penne, ma la pressione cala solo dopo la maggior parte delle riprese e il povero collassato è costretto a fermarsi [il gv r avrà rimorsi per tutta la notte]. Comunque, tornando alla ripresa, si prende il tutto per buono e si prosegue la scena con due sguardi di Rox; ma la cosa più bella ha da venire: si tratta della traccia fantasma con il dialogo effettivamente avvenuto tra i due omi. Ci perdiamo dieci minuti ma sono di soddisfazione pura e di quelli che a stento si trattengono le risate. Avrete modo di apprezzare in uno dei molteplici anfratti del DVD finale.
Rimane il dialogo in auto tra Rox e Nero e il core della troupe balza in auto per scorrazzare un po' a vanvera. Rimarranno in giro una mezzoretta buona con sommo disappunto del povero Eugenio in via di congelamento avanzata (e senza chiavi di alcuna auto) e somma gioia di Giada impegnata in una conversazione celluphonica di quelle che piacciono tanto alla TIM. Qualcuno tenterebbe anche di fregare il posto macchina tanto prezioso ma il nostro supereroe-contro-le-forze-del-male formato fanciulla spunta dal nulla alla stregua di un T1000 e blocca il nemico.
Quando la truppa torna il gv r ci rivela che avremmo anche terminato. Nero ci rivela invece che parteciperà a una gara di rutti a Milano e insiste sulla pallavolo (lo sport più amato dall'assente) nonostante in un campo di basket vicino alcuni suoi fratelli stiano giocando. Un giorno si arrenderà all'evidenza riconoscendosi Hanamici sino in fondo e tenterà di schiacciare la palla in un canestro. Ne siamo certi.
Solo di questo, in effetti. Per il resto è tutto un casino grigio neanche sfumato, una specie di nebbia. Non so nemmeno se avere fame oppure no. Così, nel dubbio guardo il gv r e per evitare i soliti panini vado a casa a immergere biscotti nel latte. Ma non è il latte che mi preme.
Avrei bisogno di