 |
 |
Questo è un evento raro come il capo del governo che dice di aver sbagliato oppure il Rappucchio che dichiara di aver mangiato mentre sta bevendo una birra . È sabato mattina ed è l'unica scena completamente solare del film (sebbene finirà per essere decurtata del colore e sia in ogni caso pregna di tristezza), così decidiamo di trovarci alle 10.30 fuori da un cimitero delle provincia milanese. Per l'occasione, oltre agli attori coinvolti (Sasha con Stefania, Odilla con Nero), ci siamo io e il cuginaccio, il gvr e Antò e Harde, che costringo a vestire la mia canotta di scorta (come i bambini, bisogna dirgli tutto...).
La telecamera, invece, arriva con un'ora e un quarto di ritardo regalandoci qualche dose di nervoso. Ridicolizza in pratica le gesta della satina e pure quelle di Nero, costretto a un intervento d'urgenza per il suo canide investito. Recupero dei fiori adatti all'occasione con Stefania e poi in fretta e furia si prepara la scena. Il cimitero chiude alle 12.00 in linea teorica quindi ci si deve sbrigare. Loro passeggiano con l'aria triste e distaccati quasi mancasse il legaccio che li aveva uniti e gli altri sono abbarbicati lungo il perimetro delle mura a dare i segnali di partenza. "Più tristi, più tristi!" - li incito mentre si apprestano a partire. Voglio anche togliermi la soddisfazione di un cameo fuori dai miei panni e dietro la cancellata, chissà se si vedrà.
Le riprese con telecamera lontana cessano in fretta e ci si sposta nel vicino parco per girare le ravvicinate. È il momento del cugino Riccardo intervenuto agli orari di noi tutti ma sinora completamente inutile causa inutilizzo del ciak. Mentre in cuor suo ancora si sta pentendo dell'orario barbino cui l'ho costretto, arriva dalla viva voce del regista il richiamo per il suo momento. Il ciak che fu di Giada passa dunque anche dalle sue mani adolescenti. Le riprese filano via in leggerezza nella virtù dei due cineasti e attorno si fa quello che si può per sopravvivere.
Harde diventa supereroe vestendo il pannello rinfrangente di Antò e donando luce dal lato in cui il Sole non arriva . Io bado alla produzione e gli attori recitano. Quando terminano le scene collettive, Nero e Odilla si appartano e si prosegue con gli sguardi singoli. Ma c'è un aneddoto che necessita di una premessa.
Il giovedì della venuta di Simone, sento Nero al telefono per convincerlo a venire comunque. Nessuno ha voglia di cambiare di nuovo i suoi programmi, anche Antonio si toglie sbuffando il pigiama. Nero, oltre a palesare la sua recalcitranza, esterna una piccola cosuccia, così giusto per la cronaca: a ottobre si trasferisce a Roma, quindi occorre finire per settembre. Eh? Sono troppo stanco per chiarire, provvedo a mettere in allarme il comitato. Il giorno successivo (cioé ieri), di buon mattino, Harde alza la cornetta e gli domanda "sto arrivando a spezzarti le gambe, dove vai?". Niente, si è capito male, a Roma ci va solo quando finiamo "questo film di merda".
Comunque il ragazzo - che si ostina a manifestare ritrosia verso la sua naturale somiglianza a Sakuragi - ha intenzione di sfondare nel mondo dello spettacolo ed è ben lanciano. La merceneria Odilla - emigrata a Milano, città di incontri e opportunità - se ne avvede e prontamente annota numero ed estremi. Non si sa mai, nella vita.
Intanto i poveri attori del teatrino di provincia recitano come possono camminando nell'erba. I due nella finzione scenica sono coppia ma il problema è che se Sasha prosegue nel sentiero non lo vediamo più, come dire, scompare sotto il capello sfuso di Stefania , quindi siamo costretti a fargli cambiare posizione. Il regista ha poi un momento di romanticismo e Antò trapianta uno striminzito fiorellino viola nel mezzo del prato. Scopo del gioco è far sì che Gil lo veda e ne venga rapita. La stessa abbraccia la poesia della cosa rifiutando l'utilizzo del più becero marsupio proposto da me. Risultato? Lo sguardo perso nel vuoto in cerca di qualcosa di invisibile.
Prima che la seduta abbia termine l'ultimo momento di verso sollazzo lo abbiamo osservando Sasha e la sua camicia; già il bianco non aiuta a renderlo longilineo poi si arriccia sulla spalla in modo tale da renderlo pià largo che alto. Da sbellicarsi.
Caldi ma contenti ci avviamo ciascuno a casa per la palla. Ovviamente la satina ha rifiutato il pranzo collettivo (ha il numero del futuro Raul Bova, che altro serve?), io ho rifiutato il Mc Donald's proposto in via eccezionale dall'affamato Harde e si chiude qua.
Già, questo è il lavoro che molti di noi vorrebbero fare.
|
|