19/09/2002 - CURIOSO - [ Riprese]
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appendice di
   
L'ufficio è lontano da raggiungere quando non sei in ufficio. Ma con Arde ci si arriva un po' prima. È sempre l'occhio che scrive. Curioso, eh?. Curioso che ci sia sempre lui a scrivere. Come curioso è arrivare in ufficio e trovarlo estraneo. Ma è così. È passato qualche minuto dalle 21 e arriviamo per incontrare Pablo e Giorgia, cioé moroso e morosa, a occhio e croce. C'è Antò con il suo caffé, il gvr e l'orsetto con BiagioCane. Orsetto che passa il testimone anche questa volta a chi ha voglia di prenderselo e che cerca di tenere a bada il suo cagnetto mentre per contro Arde cerca di dargli la satisfaction sessuale che vuole.
Chi aspettiamo? - domando ingenuo. La satina si presenta con le valigie per cambiarsi e senza Giada, strano per chi non legge bene le serate come me. Ha del lavoro da fare. Noi saltiamo sulle auto e andiamo a casa di Eugenio con la speranza di fare la sboccata e altre due cose. Per strada il gvr si agita a causa di qualche clacson di troppo e arriva anche a far spegnere il motore; allora per punizione lo passiamo e Arde gli mostra le chiappe con un altro clacson.
Prima della casa di Eugenio c'è un camioncino con gente che lavora: una festa di strada o un film? C'è un carrello che piacerebbe tanto ad Antò ma nessuno si decide ad andare a pretenderlo. Il monocolo è ancora stranito questa sera e non nota tizianoferro in fondo alla strada; lo notano Antò e il gvr che ci vanno dietro poi si fermano davanti a un paio di serrande abbassate. Ah beh, c'è anche da dire che la locazione dell'altra volta è profondamente cambiata: non solo uno scooter da rimuovere ma una mezza tenda che tenta di essere cool ma che copre la luce di cui avevamo tanto bisogno per dare continuità e senso alla scena.
Niente da fare, non si smonta. E allora vanno bene le serrande che stanno guardando concitatamente i registi e si opta per la luce portatile impiantata da Arde e dalla scala prestata da Eugenio. Che riconosce nell'uomoSaccodiPupù un palato fatto di precisi gusti e idee. Ma la pupù non è solo nel sacco questa sera, è anche per terra e un gvr l'ha pestata diffondendone l'odore. Arde diffonde invece il sospetto che sia stata Odilla a pestarla accucciandosi sulla grata e per la povera diva in costruzione è tutto un correre a destra e a manca per dimostrare il contrario. Già, le sue mani puzzano di tizianoferro, debbo riconoscerlo (salvandola).
Mentre Arde si riprende dal disappunto (ma torturerà la satina tutta la sera) i registi sono saliti al piano di sopra, hanno invaso la casa e si sono riversati sul balcone a guardare giù con la telecamera.
Sono io a dover recitare per gesti immondi: mi scuoto turbato quando i fulmini piovono dal cielo, scopro Angelo in camera, poi salto come al solito per andare a prenderlo. Evviva, si rifà qualche volta e si finisce in fretta, senza torture. Ha luogo allora una piccola discussione sull'eventualità di girare comunque la sboccata: il gvr che ha in mano uno sciroppo fabbri all'amarena non ci starebbe e neppure Antò, per loro la luce non ha proprio senso. Arde la farebbe giusto per avere qualcosa in più e a limite di scorta.
Non si fa e si corre fuori dalla casa occupata dove ci attende Sakuragi, che ha comprato un camogli un po' per mangiarlo in auto e un po' per darlo ad Arde all'occasione. È proprio il nostro piemontese a voler rigirare questa scena che proprio non gli va giù; aveva recitato male e per fare il figurone a Roma gli serve qualcosa di [più] credibile. Allora sistemiamo le luci, mettiamo a posto il ciak, Hanamichi prova qualche volta stando attento a evitare gli ok di troppo. Si fanno due o tre inquadrature che soddisfano il nostro gvr e lo fanno felice assai (anche se la sua auto emana cattivo odore organico). Ma per mettere la cigliegina sulla torta vogliamo levarci un'altra soddisfazione: la ripresa dall'alto, che solo la balconata della casa occupata può offrire. Arde fa qualche giro senza crederci poi Sakuragi prende l'iniziativa e bussa alla finestra chiedendo di farci entrare. Dopo un bel po' di insistenza per sconfiggere il sospetto, un tipo di origine straniera che si chiama Sergio in mezzo pigiama viene ad aprirci con un cane agitato il doppio di Biagio che si chiama Tyson.
Ci porta dentro questo rudere abbandonato pregno di odori di sporco e polvere e finalmente usciamo su questo terrazzo. Arde pensa a intrattenere l'ospitante con un paio di aneddoti che non colgono più di tanto nel segno mentre Antò piazza la camera e si da il via al rappucchio dopo avergli fatto indossare la maglietta nera di Nero che aveva scordato. Ripete qualche volta, l'impressione è che più che correre, l'auto sfolli e quando riparte l'antenna sopra è già in movimento ma va bene uguale.
Abbiamo voglia di uscire e scendere e dichiarare terminate le riprese.

E intanto l'occhio curioso vola lontano per altri lidi passando tra gallerie buie e binari roventi. Ma ancora una volta, senza pietà e senza volerlo, si chiude.