06/08/2001 - PIZZATA D'AGOSTO - [ Cena]
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appendice di
   
Giorno di pausa, giorno di festa pre-estivo. Prima di partire ciascuno per la propria meta di sogno ci si vuole guardare in faccia ancora una volta con un sorriso. E si sceglie la pizza. Quale migliore alimento per alimentare il sorriso? Ovviamente l'organizzatore viene scelto all'unanimità nell'alfiere della napolenità nel mondo, chi se non Antò? Bella lui. E bella Napoli.
Il nostro esplora Monza - sua dimora lontana dall'amata patria - in cerca di qualcosa che ricordi vagamente il profumo del basilico sulla pummarola e trova un loco piuttosto carino e in zona passeggiabile.
Si parte da casa mia dove trovo un Rob devastato come al solito dalla tesi (e leggiti pure 'sto mattone di diario, và!), un Pallino gongolante per un viaggio gomito a gomito con Rox, attrice famosa in tutto il mondo e la cui storia con Sean Connery è già terminata. E una Rox spaventata alla follia non tanto dal Pallino quanto da Angelo che siede dinanzi a lei e seppur ammorbidito dalla presenza della signora riesce a trovare la sintassi più adatta a un paio di improperi che mal accolgono la nostra.
Tanto che decide di salire in auto con il sottoscritto e il gv r Raccu, che regge in mano uno strano cd dall'aria poco omologabile. Si ascolta per la prima tratta la musica di Angelo che ci procura un infarto irrompendo all'improvviso in auto all'altezza del primo semaforo. Una serata al cardiopalma?
Naaa, si arriva a destinazione e Monza ci accoglie con un clima di pace estiva, così come Antonio che troviamo puntuale e sorridente come sempre. Decidiamo che è molto meglio attendere il resto della ciurma con un paio di bicchieri nello stomaco, così ci si siede e si inizia a sfogliare il menù. Preoccupato dall'assenza di essenze a base di uva, mi ergo sul punto d'appoggio più stabile del tavolo e faccio rimbombare la mia voce sonante: "CE L'AVETE IL VINO?". La cameriera mi osserva tra l'attonito e il disperato immaginandomi probabilmente con una canottiera bianca dinanzi a una TV con la partita della nazionale (immagine invero attraente, urp!).
Si vede che l'idea del vino mi rende già brillo di base; arrivano ancora Andrea er compositore, Nero con ragazza e fratello e a seguire le bevande. Il momento ideale per il brindisi, solo che il Pallino propone quello sbagliato, allora mi tocca correggere: ALLA FIGA!!!
Tutti levano i calici al cielo e le caraffe iniziano il lento ma inesorabile declino liquido. Rox, vergognosa come una bambina di 7 anni, si siede al riparo tra me e il Rappu, individui conoscenti, giusto per portarci all'indecisione totale sulla pizza. Quando finalmente ho scelto è ormai passato il governo e nel frattempo è arrivata anche Patrizia overimpegnata dal solito terziario avanzato. La serata va via spensierata e ridacchiante mentre Rox prende coraggio e va a conoscere più o meno in ordine e più o meno in senso biblico tutta la troupe. Rob prende a sua volta coraggio e inizia un lungo e martellante assalto alla fortezza ma se la deve vedere con Andrea che gli è pari in altezza. Per rompere ogni indugio della primadonna sembrano propendere per la competizione supina ma a questo punto la stessa si allontana inorridita.
Si passeggia e si canta come vuole il tasso alcoolico e si visitano i principali monumenti di Monza sino a quando, in prossimità della fontana Verde, monumento alle peggiori acque della regione, Angelo viene colto da una crisi irreversibile di stanchezza e si deve rientrare per salvare la sua immagine di uomo cruento e malvagio (ma in realtà tenero, come confesserà lontano dalle telecamere).
Si fa dapprima capolino alla grande piazza delle 5 Follie (ora non ricordo, il nome, lascio alla fantasia…) dove Patrizia ha riposto l'auto, quindi si prosegue sino alla fine mentre un manto di stanchezza e gioia ci avvolge tutti.
L'ultimo tratto è il lungo fiume, ma i compagni di Melzo si devono staccare e ci fermiamo per salutare; Angelo coglie il pericolo e viene a sua volta colto da un attacco all'intestino tenue ma in mancanza di un adeguato punto di raccolta prende a urlare e minacciare tutti mentre suda sconvolto da dolori interni che non si possono raccontare.
Infine si parte e sembra presto quando ci si saluta.
Siamo in auto io, il gv r Rappu e il Rob e con il vento tra le braccia (quello stesso vento che si avverte solo e sempre d'estate) ho addosso ancora una volta il senso degli amici che se ne vanno. È una serata da tramonto ma non c'è e non ci sono neppure le stelle. All'alba vinceremo. Può darsi o non lo so, ma è così, penso a una vecchia mancanza che è una cicatrice che non se ne andrà poi decido che è inutile lottare contro il vento o contro i mulini, ora. E il vento, ancora quello di prima, lo lascio entrare mentre uno splendido fulmine taglia in due nuvoloni in lontananza tornando a farmi assaporare un po' di questa amichevole tristezza dolceamara.
Quella che ti manca quando non c'è.
Grazie a tutti.