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Squilla il cellulofono. Per una volta non si spegne mentre rispondo. Sono in auto con mimì e con il mio solito ritardo di un quarto d'ora, diretto alla N2, location di ricordi.
"Ce l'hai la camicia bianca?"
È la serata della camicia bianca che brucia, ma la camicia non c'è. Nel messaggio di rito firmato e indirizzato Skarr ricordo una richiesta impersonale; eh, il kast è così, o gli dai del tu oppure non sa di stare al mondo... Chiamo mia madre, provo a riparare.
Quando arrivo trovo il gvr che ha subìto una mutazione; il bolo ingerito in trentino e la partitella dopo anni di silenzio hanno prodotto l'alter ego di zidane. Felice lui non lo è neppure tanto, non si capisce se per remora verso l'antico gobbo o per ritorsione nei confronti del parruccaRicchione che lo ha buttato fuori dalla bottega conciato così.
Alla spicciolata arrivano i rimasugli del cast. Siamo stati molto di più, ora ci sono i miei coniugi preferiti, i registi, arde (che torna con le vestigia bianche del bimbo Carenzi e riparte a caccia di alcool), mimì e... beh, sakuragi hanamici arriva che pare l'edizione estiva di un nuovo bigJim. Ha con sé i vestiti di scena, neppure quelli giusti.
Siamo qui per raccordi, come potete immaginare. Io in borghese, una volta tanto, tocca a bigjim sakuragi e a un tale che quando vede dei bambini - sia la montagna, sia la base, sia il salotto di casa vosta - se ne innamora. Non di quell'amore pedofilo che vi state immaginando e che qualcuno potrebbe travisare a vederlo all'opera, no. Di un amore da educanda, una di quelle educande che conosce anche jackKerouac e il pornoshop che ti trovi senza volere sotto casa. O almeno ne ha sentito parlare. Arde dai mille bambini diventa l'angelo che trafigge bigjimsaku con la lama del medioevo. La prima volta è risultata una farsa pazzesca, non ci avreste creduto . Allora questo povero torinese con le mutande calvinklein si mette a pecora e il cattivo invece che dietro davanti di tutto punto armato. Prova uno, due, tre. Arde deve dire solo "male", ma invece della parola che incarna il suo personaggio salta fuori un "me-he-eh" tipo yoghi-bubu che fa ridere e ripetere notevolmente.
Le zanzare assaggiano e la ripresa finisce. Siamo gia alla 151 quando il fonico peggiore della storia dopo il sottoscritto - sosso - si accorge che il microfono è spento! Oppure Antò capisce che il video è in 4:3 invece che 16:9 (poco male, succedono entrambe).
Argh! Si rifa sino alla morte ma la morte o meglio il suo spettro la sento avvicinarsi pure se ce la mette tutta per restare nascosta tra le idee balorde o in una bottiglia di alcool in un angolo.
Avrei potuto scriverlo piangendo, questo pezzo. Avrei potuto non scriverlo o scriverlo per rispetto. Avrei potuto fare diecimila cose che non sarebbero servite a nulla a posteriori ma lo racconto mentre la gente ride ed è meglio così. Certe cose non le decidete voi, però potete sempre mettercela tutta per dare una mano alla sorte. La faccenda della morte rientra nella casistica .
Il personaggio più inutile della storia del cinema se n'è appena tornato nel mondo della carne dove farà la sua migliore comparsa, di lui è rimasta solo una camicia incendiata. La camicia è un pezzo bianco di cotone che ha visto qualche discoteca per bambini, che magari è stata anche coperta di saliva e rossetto, che è stata aperta e chiusa, che ormai doveva vedere la sua, di scomparsa, fatta a pezzi nel cesto degli stracci.
La camicia viene gettata più volte a terra e comincia a tremare. Arriva l'alcool, il tappo si apre e una presenza insondabile scivola fuori e rimane a guardare. Gli schizzi sono generosi e non c'è tempo per stare con la bocca spalancata. Antò non vede le fiamme dall'occhio della telecamera ma queste sono già alte vicino alle mani di arde che balza indietro, spaventato come camerini poco prima di lui.
"Spegnilo spegnilo" urla bigjim sakuragi ora di nuovo nelle sue vesti, mentre arde in calze guarda sbigottito la scena. Nero è sopra in un attimo e spegne tutto mentre gli altri stanno lì, indecisi. Pippi arretra, io tengo pronta di nuovo la bottiglia d'acqua con l'augello così piccolo che non spegnerebbe un fiammifero . L'angelo dei bambini riprende la camicia, viene cosparsa e incendiata di nuovo. CIAK. Antò urla di tenerla ma il fuoco sale ed è giu un'altra volta, a un passo dalla tuta in acrilico prevista per i preti di busto.
Terza ripresa. Quarta ripresa. La camicia è marroncino cenere al centro ma viene imbevuta ancora. Arde la tiene per l'ultima volta. Le fiamme ardono voluttuose il cotone rubando la purezza un metro alla volta e bramano anche le mani del signore del mondo degli spiriti. Antò urla di tenere, il gvr urla di tenere, Arde li guarda come una strega sul patibolo che con gli occhi si domanda "ma lo volete fare davvero?"; non resta ad attendere la risposta, scopre di non avere i legacci alle mani e lo getta giu. Urlano "prendilo prendilo"; le fiamme sono già alte, lui tentenna e lo assale per un istante il dubbio di essere coniglio, gli grido di stare lontano. Cede alla ragione.
Antò si avvicina e lascia fare un paio di balzi per aria alla camicia e che ricade poi al suolo per tornare alla cenere prima di noi e questa volta sola. Allora la paura e la rabbia si mescolano e Arde esplode cavalcando la tensione in una botta sola.
Si spengono gli animi assieme alle ceneri bagnate che rimarranno su quell'asfalto per qualche giorno e qualche notte pronte a scomparire.
Le cose passano. Tutte le fiamme si spengono, linguetta per linguetta dopo aver bruciato via una qualche purezza, lasciandoci ceneri e fumi bagnati. Questione anche di casi e di momenti ma per lo più di ossigeno e cotone che prima o poi vengono a mancare.
Ricomposti e solidi come non mai, torniamo sulle nostre macchine, uno a uno, diretti al dopo serata; gelato, niente di più. Siamo un gruppo di animali da cinema, ci guardiamo attorno sentendoci così. Odore di venezia, cinecittà, cannes. O forse solo lo sterco dei campi di Nerviano. |
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