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É passato quasi un anno dall'ultimo occhio, poco meno dalle ultime riprese. Fermi da troppo fa male stare e muoversi non si può; c'è una skarrdenza da rispettare. Ma è tempo di neve e slitta slitta siamo a primavera, con i fiori sul sito, nell'aria, su schermo grande . Il riquadro che ci ospita è sistemato a settimo dentro un blocco di cemento che di mestiere fa l'auditorium. Arrivo pattuito ore 9 sbarco effettivo ore 8 e un quarto. C'è modo e modo di metterlo in culo alla morte, si era detto. Me ne viene in mente un altro fresco ma ve lo dico in fondo. Fatto sta che siamo due giacche e una camicia in gamba che di nome fa antò. Le porte sono ancora chiuse, fa fresco e non si sente, come non si sente la puntura quando ti fanno il pizzicotto. Siamo due giacche con fidanzate, parenti e attendiamo amici ma le gambe si muovono da sole e non abbiamo che da guardarci in faccia x trovare il motivo. Erano neanche tre anni addietro, stavamo davanti a un tavolo di vetro con un angolo spezzato a sentire questo gvr blaterare con entusiasmo. L'avvio del contagio. Qualcuno pareva dovesse fare la metà del lavoro, lo abbiamo torchiato sino alla fine per sentire delle belle note. Qualcuno guardava dalle retrovie dei suoi lunghi capelli lisci e neri come il ruolo che alla fine gli sarebbe scivolato di mano. Qualcuno si vergognava davanti all'obiettivo di una macchina fotografica; non avrebbe visto l'altro, di obiettivo.
Di nuovo qui, serata di settimo, l'aria ci scivola attorno e sa di festival. Abbiamo le dita incrociate, anche quelle gonfie. Ma l'emozione sta arrivando a gocce. plic plic. Un amico via l'altro. plic plic. La telecamera è l'ospite d'onore ma non se ne sta mansueta come dovrebbe; il suo motore gira e viene a guardarci negli occhi, nei menischi che oscillano. Arriva la terza giacca, si ferma: "è qui il cinema di settimo?". Al cinema siamo già entrati; lo ricordavo più grande e me l'ero sognato più stretto. Ma le dimensioni non contano in questo caso, schiaccia lo stesso. Ci ho voluto mettere zampa per primo a fianco di una dama incantevole per vedere l'effetto di quelle due file di posti riservati nel silenzio o di quello schermo senza parole.
Arde è una molla con la cresta di un gallo e fa i versi del bukorvo sbattendo contro tutto ciò che incontra. Ale è serafico nelle movenze studiate nella notte per contenere il terrore che sta tutto nella camera che oscilla, si gira, barcolla, segue, si insinua. Sabina dispensa calma ed è un gran lavoro tra l'uno e l'altro, mentre anche mimì sale piano nell'affollata scala del brivido. La camicia in gamba danza anche lui sui carboni ardenti dell'attesa, laddove robbé ha messo i calli e il crepitìo che dovrebbe farla frigolare lo sente appena. Con quello che ha affrontato nei giorni precedenti...
Il kast versione extraContagioDeluxe c'è tutto e la coerenza rispetto alla presentazione filo-mac salta. Fede il primo gigante del film in versione alPacino, gigo versione gigo e altro non ci si attendeva, odille ha già calcato le scene di un teatro premiata anche da un mazzo di fiori da euro 37, chi la scuote più? C'è chi non ha visto due scene, chi non ne ha viste venti, chi vorrebbe tornare a cambiare l'abito, chi "tanto anche antonio è vestito normale". E il tempo passa. Manca il solito sakuragi, intenzionato a togliermi dalla hall of fame dei ritardi e uno dei due produttori associati, con tutta la banda. Un solo mestolo entra nella tensione come polenta sul fuoco. Pera salta fuori e fa "ehi, max, c'è una tipa che conosco... gli devi dire che mi conosci... Mi devi aiutare". Bella pera. Sparisce. Arriva paolaSerra: "ehi, max, ma tu conosci un certo mi compagno di classe, marioPera?".
Si tira l'elastico della pazienza della gente sino al limite poi pippobaudo ci dice che è ora e - se vogliamo proprio dirla tutta - le focacce, le patatine e le cinemà li mette di sua saccoccia: si comincia. Le parole di lui non le sento nemmeno tranne "regista" e "skarr". Sono seduto in prima con la cervicale che prova i numeri per vedere lo schermo, mimì che stringe una mano e una sedia di legno che deve stare sotto al culo del villano dall'altra; ma il villano posa il culo, sente il legno, si alza, mostra la sedia alla mamma che ha convinto a venire e si toglie dal gioco piazzandosi defilato e chiedendo permesso con cortesia; il tempo degli eroi è finito. Intanto c'è ale sul palco ma questa volta le parole che prendo sono "vi piaccia" e "film". Con buona pace della telecamera che antò si rifiuta di maneggiare fuori dalle scene e che tira le cuoia troppo presto. Mentre scendono le luci i tendoni ci rivelano il nuovo candidato alla sedia di legno: sakuragi entra ma declina l'invito gentile e preferisce il pubblico. Poi i pallinos e qualcun altro. Prendo il coraggio per la punta delle unghie e guardo dietro di me: sala piena, redattori a casa. Ci voleva l'agnello. Dalla parte opposta, invece, la pellicola è partita. Troneggia la griffe del film su schermo ed è questione di poco perché al buio della voce di odille segua l'occhio spalanchiuso. Nella mano sinistra ho un lembo senza vita di mimì, una mano che avrebbe potuto servirle, a chilometri di distanza sulla destra la barba da divo di antò; il lupo mannaro napoletano sorride a intermittenza, seguendo battiti cardiopatici.
Il film avanza come ale che scivola dalla poltrona automozzandosi la testa e agevolando la fila dietro che è ancora riservata e include la triade camerini-evento-fede. Fede, io sto zitto, Fede... Un colpo al cuore ci prende alla pausa nera più lunga della storia del cinema e vediamo lo spettro dello schermo che gracchia, si divincola, si spegne e non vuole mostrarci skarr. Ma qualche secondo e la follia riprende. Una pazzia durata tante notti per farne una sola. C'è un'esclamazione alla comparsa del re di villastanza presente in sala e qualche altro sussulto alla vista dell'intruglio rosso di evento che cola da tutte le ferite. In platea il ciociare dei labanchiS porta sconforto nei limitrofi ma si sopporta. Quello che risulta più duro è lo sbalzo di audio, gli spezzoni della malora del monologo di arde e in generale tutto l'ascrivibile alla categoria impossibile da sistemare. Ragazzi, ale si è spezzato la schiena per fare il possibile, altro non si poteva. Ci perdoni il comitato di accettazione di bellaria.
Sembra passato un tempo eterno quando scopriamo che il film ci è stato offerto da exmachina . E ora se ne va, la luce della sera... Applausi a scena aperta al ritmo della fisarmonica all'apparire di ogni nome nuovo per cedere definitivamente prima del direttore della fotografia; skarr non può permettersi i minuti di un oscar alla carriera... E va bene, allora saliamo sul palco trascinati da un uomo che ha scippato il vestito del matrimonio del padre dopo aver speso tutto per tenere in piedi il ciuffo. C'è confusione sulle luci della ribalta e un microfono che nessuno ha il coraggio di affrontare, eccetto il solito saluto alla base 167 eseguito con professionalità. Ci sono bambini contenti, bambini affranti. Loris è innamorato e il film non gli è piaciuto ma continua a lavorarci di testa; pera continua a pensare a paolaSerra e a come venirne a capo e si limita a dire che ho due espressioni in croce. Complimenti ad arde non può farne. Gigi apprezza la nuova chioma di gil e il primo re di villastanza che all'anagrafe non è un bambino ma solo lo specchio nero dell'anima di angelo non ha gradito che gli effetti speciali. I bambini sono tanti ma dalla fiumana sento solo micoccio: "quando giochiamo?". C'è tanta gente attorno, domande e complimenti piovono sul gvr; c'è chi assiste a una storica stretta di mano ma posso solo invidiare. Poi dan viene da me e arde e riversa anche su di noi il suo gradimento. AleBisi si è commosso, simoneGamba un po' meno ma a conti fatti hanno gradito. La gente si aspettava il filmino del matrimonio, ha trovato 97 minuti di impegno. Poi eleonora, sandro, kikko che si aspettava un altro film, uno alla volta mi prendono al lazoo; mi sento un bue grasso un po' muschiato. Anche i miei sono entusiasti pur con qualche dubbio sulla trama; mia zia ha appena finito di dire ad arde che è terribile e la cugi voleva una foto d'epoca in mezzo alla pellicola. Poteva fare la parte di gil, ma non ci ha provato. I genitori di mimì sono pure contenti e si interrogheranno tutta notte su dettagli e lati oscuri della vicenda ma la fanciullina non la trovo. Quando finalmente mi ricongiungo alla boa di salvezza il grosso della gente ha evacuato, rimane qualche mamma, qualche attore, qualche labanchiS. Il tavolo del catering è stato preso d'assalto ma non sono passate le cavallette causa overbooking e resta qualche patatina e qualche residuo di bellini. Ancora qualche complimento. Gianpippo ormai è andato ma è stato il primo a dire il vero, e sarà il primo a parlare sul sito; ha gradito la versione di drogati in organo sotto al meteorite che cala su milano. Arde dice che avrebbe gradito ancora di più il cd inquadrato in una scena chiave; roba da dissociarsi. E se ne va a portare a casa la mamma, dopo averle lasciato fare una brutta figura.
La conclusione in un pub poco distante; due le giacche sopravvissute. Il futuro è nebuloso, incerto come il domani-è-un-altro-giorno di vivienLeigh ad atlanta. Ale insiste sui suoi cazzi gomma convinto di portare donne biotte su schermo. Nessuno applaude. Mi guardo dentro come un pierrot che stringe i pugni e ringhia, con due espressioni per farlo. Avere recitato un film è come stare in piedi su un sasso sommerso nel centro del torrente; faceva parte delle regole non scritte, ma ugualmente firmate. Come cantare con l'anima e sentire nelle retrovie un "oddio, questo ha il mal di pancia". Te l'avevo detto recita la coscienza prima di prendersi l'ennesima pallottola. Non finisce qui; ci sono i festival, gli schermi di provincia, il tour, siamo nati zoppi per correre e abbiamo appena iniziato. Il virus che quel bastardo ci ha iniettato nelle vene ci ha mutati e adesso deve bruciare . Deve ardere altri cubi di cemento da 180 posti con tutti gli occupanti, farci stare male sino a vomitare. Per lasciarci in ginocchio, con le giacche stracciate e il capo chino proprio sotto nove lettere cubitali appoggiate sul dorso di una schifosa collina.
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